Perchè il blog

Non c’è niente di più precario del cibo (e di chi ci lavora): il tempo e la fatica per prepararlo sono inversamente proporzionali alla velocità e alla facilità con cui lo si consuma.

Tanto più se si considera il cibo non solo e non tanto come il gustoso piatto che arriva sulla nostra tavola, quanto come il frutto di un lavoro complesso, prezioso, spesso bistrattato e sconosciuto dei tanti soggetti che operano dietro le quinte affinché quel piatto raggiunga la sua destinazione.

Un paradosso: da un lato l’enogastronomia, un po’ come il calcio, rappresenta sempre più un tema nazionalpopolare, una componente saliente del nostro stile di vita, della nostra cultura e della nostra identità (basta accendere il televisore, sfogliare una rivista o aprire un social network per essere inondati da informazioni, immagini e opinioni a sfondo mangereccio); dall’altro lato c’è molta disinformazione su come questa ricchezza venga prodotta, come se la narrazione della favola “agroalimentare italiano” potesse partire direttamente dalla fine. Ma chi c’è dietro? E quali sono i problemi da affrontare?

È possibile continuare a pubblicizzare alimenti 100% made in Italy quando la nostra agricoltura non è in grado di fornirli, quando la bilancia agricola del nostro Paese è in rosso di diversi miliardi di euro? Quanti sanno che molti dei prodotti targati come Dop o Igp sono realizzati con materie prime straniere (perché quelle italiane sono insufficienti?). Quanti sanno che negli ultimi 40 anni l’agricoltura ha perso 5 milioni di ettari di terra? Quanti sanno che il reddito degli agricoltori italiani è tra i più bassi d’Europa? Quanti sanno davvero cos’è il miglioramento genetico e perché tanti hanno paura dei laboratori quando si tratta di cibo? Che cos’è l’innovazione in questo campo?

Ilciboprecario vuole cercare di aprire una piccola finestra su questo universo, senza la pretesa di fornire una visione esaustiva. Si tratta di un blog, non di una testata giornalistica: i fatti che racconto sono il più possibile aderenti alla realtà, ma le opinioni sono strettamente personali.

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