Ghiotti di bufale. La paura nutre la tavola.

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Se ne è parlato molto negli ultimi tempi: dalla campagna elettorale Usa al referendum sulla Costituzione italiana, dalla “verità su” a “quello che i media non dicono”, una delle protagoniste dell’informazione odierna è la bufala. Letteralmente si tratta di una notizia completamente infondata e falsa, che, anche grazie ai social network, si maschera facilmente da verità, finendo per innescare reazioni emotive difficilmente controllabili.

Prendiamo due esempi “nobili”: il primo è un’inchiesta condotta da BuzzFeed News che ha dimostrato come le notizie false su Clinton e Trump hanno ricevuto sui social più condivisioni rispetto agli articoli firmati dai principali quotidiani Usa; il secondo è il falso scoop sul ritrovamento di 500 mila schede elettorali precompilate, che durante la campagna elettorale sul referendum costituzionale ha coinvolto quasi 250 mila utenti.

Al di là di questi due episodi, sono migliaia le bufale che ogni giorno vengono confezionate e distribuite su internet un po’ per scherzo, un po’ per soldi, un po’ per confondere i già fragili equilibri emotivi dei lettori. Fate un giro sul vostro wall Facebook, armatevi di spirito critico, e divertitevi.

E nel mondo del cibo, che succede?

Il cibo è diventato da tempo un’ossessione dell’informazione. Se ne parla in continuazione ed in tutti modi. Magnificandolo, esaltando gli chef a divi, ma spesso anche suscitando paure sulla salubrità di ciò che mangiamo.

Risultato? Pensiamo di saperne tanto, di essere informati, di essere preparati. Ma probabilmente in realtà siamo solo più confusi, vulnerabili e recettivi ai consigli interessati e alle mode culinarie.

Anche perché spesso a parlare di agricoltura si chiamano gli chef, a parlare di ricette si chiamano i divi, a parlare di sostenibilità si chiamano gli astronomi e a parlare di innovazione si chiamano i vecchi artigiani.

E così le notizie bufale e le credenze mistiche hanno vita facile, travalicano lo spazio sui social e influenzano il modo in cui mangiamo (o produciamo il cibo che mangiamo).

Ecco le credenze più diffuse degli ultimi anni.

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Olio di palma

L’argomento top dell’ultimo anno è stato l’olio di palma. Sconosciuto a quasi tutti fino a pochi mesi fa, oggi sembra essere diventato la causa di ogni male. I produttori di dolci e merendine si premurano di dirci che i loro prodotti sono senza olio di palma e si dimenticano di spiegare con che cosa è stato sostituito l’ingrediente.

L’olio di palma in definitiva è un grasso saturo, ossia uno di quei grassi che fanno aumentare il colesterolo “cattivo”, ed è non idrogenato. I grassi idrogenati, usati in snack, dolci, patatine, fast food, contengono delle molecole lipidiche molto dannose per il nostro organismo e andrebbero eleminati dalla dieta.

Per questo l’olio di palma ha conosciuto negli ultimi anni una rapidissima diffusione, in quanto valida alternativa ai grassi tradizionalmente usati dalle industrie alimentari.

Riassumendo: l’olio di palma è un grasso saturo vegetale non idrogenato, che fa male più o meno quanto il burro (ossia per niente, se usato con estrema moderazione). Ma è molto meno caro.

Per quanto riguarda le preoccupazioni ambientali, la domanda da porsi sarebbe: esiste un possibile sostituto più sostenibile? La risposta anche qui non è semplice: basti pensare che un ettaro di palme da olio produce 7 volte l’olio prodotto da un ettaro di girasoli.

Per saperne di più vi invito a leggere qui.

glutine

Glutine

Siamo diventati improvvisamente tutti intolleranti? Basta entrare in un supermercato e notare la valanga di alimenti che strombazzano il claim gluten free. Ma a chi si rivolgono? I celiaci, ossia le persone allergiche e per le quali il glutine è un vero e proprio veleno, sono circa l’1% della popolazione. In Italia si stima siano 600 mila persone. Troppo poche per giustificare l’esplosione di un mercato che fa leva su paure indistinte e che spinge molti consumatori, senza alcuna patologia, ad escludere il glutine dalla loro dieta. Con danni per il portafoglio e forse anche per la salute.

Recenti studi sembrerebbero inoltre suggerire un legame tra la cosiddetta “sensibilità al glutine” e la presenza di ingredienti che glutine non sono.

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Bacche di goji

Considerate un “superfood” e pubblicizzate come “elisir di lunga vita”, capaci di ridurre i livelli di colesterolo nel sangue, rinforzare le difese immunitarie, prevenire l’invecchiamento e le malattie cardiovascolari, anche le bacche di goji stanno vivendo un periodo d’oro sul mercato alimentare. Secondo l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) le bacche sarebbero però “solo” una fonte naturale di vitamine e minerali come qualsiasi altra frutta e verdura.

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Gli intramontabili ogm

In questo caso bisogna ridere per non piangere. Gli organismi geneticamente modificati sono stati forse uno dei principali bersagli dei produttori di bufale in campo alimentare. L’ultima falsità, in ordine di tempo, riguarderebbe la creazione di ulivi geneticamente modificati pronti a rimpiazzare quelli nostrani colpiti dalla Xylella, che secondo questa teoria sarebbe stata creata ad hoc da una multinazionale. Tra le bufale più note ricordiamo la mai esistita fragola pesce, le patate tossiche, i suicidi di massa tra gli agricoltori indiani. 

Bufale per ridere

Le ha selezionate il Sole24Ore in un divertente articolo che raccoglie notizie completamente assurde – dal raccolto di spaghetti in Svizzera allo champagne solubile, dall’hamburger per mancini alla pericolosità dei magneti sul frigorifero.

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Un commento Aggiungi il tuo

  1. valentina cerolini ha detto:

    Molto interessante! Mi hai smontato il mito delle bacche 😦

    Inviato da iPhone

    Mi piace

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