Ma che cos’è questa sostenibilità?

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E’ una delle parole più gettonate degli ultimi anni. Un termine prezzemolo, che sta bene con tutto e che con tutto va usato. Perché oggi ciò che non è sostenibile non è eticamente accettabile. Lo sanno i consumatori italiani, europei, americani, ma anche quelli dei Paesi in via di sviluppo. Quando un prodotto non promette di essere stato realizzato in modo sostenibile, soprattutto in campo agroalimentare, allora perde valore, viene emarginato.

Se questa attenzione alla sostenibilità rappresenta senza ombra di dubbio un fattore positivo, che può contribuire a migliorare la nostra società, non altrettanto si può dire circa la capacità di comprendere realmente cosa rappresenti questo termine. Detto in altre parole: ma che cos’è, in fondo, questa sostenibilità?

Partiamo con la storia: il termine è entrato nel vocabolario nel 1987 attraverso il Rapporto Brundtland (Our Common Future), documento rilasciato nello stesso anno dalla Commissione Mondiale sull’Ambiente e lo Sviluppo Economico (WCED) in cui, per la prima volta, viene introdotto il concetto di sviluppo sostenibile. Esso è definito come “lo sviluppo che soddisfi i bisogni del presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di soddisfare i propri”.

Una definizione certamente generica, che ha però il pregio di mettere in luce un basilare principio etico: la responsabilità nei confronti delle generazioni future. Una responsabilità che va al di là dell’impegno per la tutela e la salvaguardia dell’ambiente, con il quale spesso si confonde il termine sostenibilità. La buona salute del nostro ambiente e delle risorse naturali rappresenta senza dubbio uno dei più importanti pilastri della sostenibilità. Ma non è l’unico. Un’azienda o un prodotto “puliti”, che non danneggiano l’ambiente, possono dirsi sostenibili se sfruttano la manodopera o non riescono a generare guadagno e a dar da mangiare a chi li produce? Chiaramente no, per questo l’aspetto sociale deve viaggiare sempre insieme alla valorizzazione e alla tutela del tessuto sociale e allo sviluppo economico.

E qui si apre un nuovo capitolo: essere sostenibili non va considerato un sacrificio. La sostenibilità non deve per forza abbassare la qualità o la comodità della vita, anzi. Deve servirci per riuscire a fare lo stesso, o ancora meglio di più, con meno. Un salto di qualità che non solo promette di migliorare il benessere degli individui, ma che può essere motore di sviluppo economico e di innovazione. Altrimenti il rischio è affidarsi, come spesso accaduto (pensiamo alle rinnovabili), ad incentivi che drogano un mercato, ma che una volta terminati non consentono di far camminare le imprese con le loro gambe.

Sostenibile deve essere insomma conveniente. Prendiamo l’esempio dello spreco di cibo, una delle vergogne del nostro tempo, con 1/3 di quello che produciamo, tanto nei paesi poveri quanto in quelli ricchi, buttato. La catena di supermercati Tesco, per dirne una, ha deciso da qualche tempo di iniziare a vendere (con sconto) anche i prodotti esteticamente non perfetti, ma dal sapore ineccepibile. Una scelta vincente sia dal punto di vista della comunicazione, sia ovviamente dei profitti. Anche da noi qualcosa sta cambiando: in molti punti vendita si mettono in saldo i prodotti a scadenza ravvicinata.

Un altro aspetto su cui riflettere è il mito dell’impatto ambientale nullo. Bisogna diffidare di chi promette di essere 100% sostenibile o di avere un impatto zero. Non esiste un processo produttivo a costo energetico e ambientale nullo.

La sfida è migliorare i processi, renderli più “efficienti”, evitando gli sprechi, massimizzando l’uso delle risorse, per prime l’acqua e la terra. Proprio su questo ultimo aspetto vi invito ad una riflessione: ma il biologico, secondo voi, ora come ora è davvero sostenibile o è solo un lusso che si possono permettere i più ricchi?

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3 commenti Aggiungi il tuo

  1. Joseph ha detto:

    Ottimo articolo . Molto interessante!

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  2. paolovasari ha detto:

    Ciao Federica, secondo me la vera difficoltà e far passar il messaggio che non si tratta nè di sacrificio nè di minor qualità … alla fine, sostenibile è cool, ma ancora non lo sappiamo! Ti leggo, ciao

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    1. Federica ha detto:

      Ciao Paolo, grazie per il tuo contributo. Buona giornata e all prossima

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