Terrorismo a tavola: se tutto diventa cancerogeno.

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<<Ricordati che devi morire>> diceva il predicatore a Massimo Troisi nell’indimenticabile film “Non ci resta che piangere”. E in effetti, prima o poi, questa sorte spetta ad ognuno di noi. Il problema è che ultimamente si ha l’impressione, avvalorata da una comunicazione spesso giocata sull’allarmismo, che il rischio per la nostra salute si celi dietro ogni angolo e soprattutto sopra la nostra tavola.

Vi siete appena seduti, affamati e impazienti, e pregustate una bella bistecca con le patatine fritte? Alt! State per mettere sotto i denti qualcosa di probabilmente cancerogeno.

bistecca

Avete avuto una giornata particolarmente stressante e volete rilassarvi con un buon bicchiere di vino? A vostro rischio e pericolo: è cancerogeno.

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A pranzo siete sempre di corsa e mangiate un panino con prosciutto, mortadella o salame? Pazzi! State per ingerire qualcosa di cancerogeno.

insaccati

Avete l’abitudine di concludere il pasto con una tazzina di caffè? Male! E’ possibile che sia cancerogena.

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Ma chi dice tutto questo? Un pazzo che predica la fine del mondo?

Il verdetto dello IARC: in 40 anni tutti bocciati tranne 1

Niente di più distante. Il verdetto è stato emesso dallo IARC, l’agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, istituto costola dell’OMS, l’organizzazione mondiale della sanità. Negli ultimi 40 anni, come rileva un’inchiesta della Reuters, lo IARC ha messo sotto la sua lente investigativa quasi 1000 sostanze, prodotti e attività umane indagandone il loro livello di rischio nel determinare l’insorgere di tumori. Il verdetto? Su 989 indagati il numero di “innocenti”, ossia di sostanze/attività probabilmente NON cancerogene è stato…..1!!!!! 487 rientrano nella categoria di possibile o probabile cancerogeno. Le restanti 501 sono state definite non classificabili, in quanto attualmente non ci sono abbastanza elementi di prova per giudicarle. Questo non significa che siano “sicure”, ma che servono ulteriori approfondimenti.

Alcune conclusioni sono ovvie: l’arsenico è cancerogeno, il plutonio anche, così come le sigarette o l’iprite. Altre, come i cetriolini sotto aceto o i turni lavorativi di notte o l’attività di parrucchiere un po’ meno.

Per chi volesse dormire sonni tranquilli l’unica cosa che resta da fare è lavarsi i denti: il “secchione”, l’1 giudicato sicuro e promosso a pieni voti, è uno specifico tipo di nylon utilizzato nelle spatole degli spazzolini.

Le polemiche: carni lavorate e glifosate

Le dichiarazioni di questo ente sono entrate nell’occhio del ciclone qualche tempo fa quando è uscita la dichiarazione sulla pericolosità degli insaccati. Apriti cielo. Guai toccare i nostri gioielli nazionali. E’ subito partita una levata di scudi da parte delle industrie alimentari, dei produttori, ma anche dei nutrizionisti e dei medici. Informazione fuorviante e incompleta, questo il verdetto. Giù le mani dal nostro prosciutto.

Diversa l’accoglienza quando le stesse conclusioni, anzi meno perentorie, sono uscite sul glifosate: probabilmente cancerogeno, come la bistecca. Il glifosate è un diserbante non selettivo (cioè uccide indiscriminatamente ogni pianta), inventato dalla “cattivissima” Monsanto negli anni ’70. Da tempo la licenza della multinazionale è scaduta e il glifosate è oggi l’erbicida più usato al mondo. Perché? Essenzialmente perché è meno tossico rispetto ad altri prodotti analoghi, non penetra in profondità nel terreno e diminuisce la degradazione del suolo. Un prodotto indispensabile per gli agricoltori, che oggi non dispongono di alcuna alternativa valida. Per questo il mondo agricolo ha reagito con forza, ma anche con preoccupazione (ricordiamoci che i contadini sono i primi ad essere esposti alle sostanze che usano) alla notizia. Ma si sa, di quello che pensano e fanno i contadini importa poco alla maggioranza della gente, che crede ancora che i raccolti nascano sani e forti in maniera spontanea dalla terra. Un sostegno importante è arrivato dall’EFSA, l’autorità europea per la sicurezza alimentare, secondo la quale la sostanza sarebbe probabilmente NON cancerogena. Ma questo non è bastato a far placare le polemiche, soprattutto del mondo ambientalista o dei consumatori, che parallelamente si stracciava le vesti per il prosciutto. Come se lo IARC possa essere considerata un’autorità suprema e insindacabile quanto attacca qualcosa che non ci piace, ma poco più che cialtrona quando ammonisce qualcosa che ci sta a cuore.

Conclusione: come regolarsi?

La morale della favola, ovviamente, non è che l’agenzia sia inaffidabile o sia affidabile solo quando ci fa comodo. Semplicemente utilizza dei parametri di giudizio che andrebbero spiegati con attenzione e che sono diversi da quelli dell’agenzia europea.

Sappiamo bene tutti che mangiare insaccati o carne rossa troppo di frequente non fa bene e che dovremmo imparare a consumarli con grande moderazione. Come si dice in questi casi, è la dose che fa il veleno. Il problema è troppo spesso le informazioni vengono raccontate con eccessiva leggerezza e possibilmente condite con una buona dose di allarmismo. Tutto ciò confonde, disorienta e certamente non contribuisce a migliorare la nostra salute. Ma purtroppo, si sa, specialmente quando si parla di cibo, è il pensiero di pancia che comanda.

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