L’agricoltura del futuro. I Big Data

Informazioni, dati, numeri, statistiche, previsioni, probabilità. La seconda puntata della serie l’agricoltura del futuro è dedicata ai Big Data, ossia a quella enorme mole di informazioni che, se correttamente utilizzata e gestita, può consentire all’agricoltore di gestire in maniera intelligente il proprio campo, minimizzando i rischi e ottimizzando l’utilizzo di risorse (acqua, terra, fertilizzanti, etc).

Il termine chiaramente non nasce nel mondo agricolo, ma l’agricoltura è uno dei campi in cui potrebbe avere maggiore impatto.

Perché?

I motivi sono essenzialmente quattro, così come i filoni di innovazione legati ai Big Data agricoli.

  1. Miglioramento genetico delle piante
  2. Agricoltura di precisione
  3. Trasparenza della filiera
  4. Ingresso nuovi player nel settore
Miglioramento genetico delle piante

Il processo tradizionale (breeding) per creare varietà vegetali “migliorate” è costoso, faticoso, lungo (può richiedere 10 anni o più) ed è costellato di insuccessi. L’utilizzo dei Big Data può accelerare drasticamente i tempi, ridurre i costi e abbassare le probabilità di errori. Come: in primo luogo grazie al rapido sequenziamento dei genomi delle piante e degli organismi viventi e in secondo luogo attraverso la rapida applicazione delle informazioni genomiche.

La ricerca biologica che normalmente muove i suoi primi passi con esperimenti in serra o in campo può adesso essere gestita a livello informatico: i dati possono essere analizzati sui computer, gli esperimenti pianificati e le ipotesi sviluppate. Così solo un numero molto ristretto di piante necessita di essere sperimentato in campo. La maggior parte del lavoro si sposta sullo schermo.

Agricoltura di precisione

Partiamo dalla definizione: l’agricoltura di precisione, scientificamente parlando, è un sistema integrato di informazione e di gestione delle produzioni agricole che utilizza un approccio sito-specifico al fine di incrementare l’efficienza, la qualità, la redditività della produzione e ridurre al minimo gli impatti ambientali dell’attività agricola. Detto in parole più semplici si tratta di un sistema basato su una serie di tecnologie per la raccolta delle informazioni – stazioni meteo, sensori wireless, droni – che consente di monitorare diversi aspetti (temperatura, umidità del terreno e dell’aria, radiazione solare, etc) di singole aree del terreno e che si integra con strumenti, come i trattori o gli impianti di irrigazione, che svolgono le attività in maniera automatica, distribuendo le risorse (acqua, concime, fertilizzante) solo dove e quando serve.

In pratica abbiamo: strumenti per la raccolta di informazioni (satelliti, sensori, droni), strumenti per l’analisi delle informazioni, strumenti per la gestione automatica delle informazioni (es: trattori dotati di gps che automaticamente gestiscono il campo a seconda delle informazioni ricevute).

Essendo una disciplina giovane, nata intorno agli anni ’90, l’agricoltura di precisione sta attraversando una rapida fase evolutiva. Tre le principali linee di sviluppo della ricerca: abbassamento dei costi delle tecnologie (sensori, droni etc), sviluppo di nuove applicazioni per dispositivi mobili, implementazione del processo di raccolta ed elaborazione dati.

Le potenzialità sono enormi: si stima che l’adozione di tecniche di agricoltura di precisione può contribuire a ridurre del 30-40% l’uso di risorse, aumentando nel contempo la resa delle piante.

Trasparenza della filiera

Il consumatore chiede chiarezza, trasparenza, vuole sapere da dove arriva quello che mangia e come quel prodotto è arrivato fino alla sua tavola. Tutto questo oggi è reso possibile dalle informazioni: i sensori sul campo possono dialogare con l’etichetta del prodotto, possono rilevare temperatura e umidità della confezione, i qr code possono mostrarci esattamente da quale pianta provenga ciò che stiamo consumanto. Uno strumento di garanzia per il consumatore e una grande opportunità di business per le aziende, che possono dialogare con i clienti, aprendogli le porte delle loro aziende.

Democratizzazione della settore

La velocità e il costo minore possono permettere l’ingresso di nuovi attori sul mercato. Una delle accuse che è stata mossa nei confronti degli organismi geneticamente modificati è che era una tecnologia in larga parte gestita dalle multinazionali. Vero, ma perché? Perché per ottenere ogm servivano milioni di dollari e anni ricerca, condizioni che quasi sempre solo una multinazionale era in grado di permettersi. Oggi le cose potrebbero cambiare.

Lo dimostra la pletora di start up che stanno nascendo per lo sviluppo di nuove piante migliorate, per lo sviluppo di APP, per la trasparenza e la tracciabilità dei prodotti. Insomma il settore si apre a più voci e a tante nuove idee. Siamo ancora in una fase pionieristica, ma la strada è tracciata: nei prossimi 5-10 anni saremo probabilmente in grado di tirare le prime somme del cambiamento.

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