Digital Food: una rivoluzione (ancora) per pochi

Il mondo del cibo viaggia a due velocità: c’è un piccolo ma tenace universo, quasi sempre alieno dal settore primario in senso stretto, che vede nel food il nuovo Eldorado e cerca di sfruttarlo usando le potenzialità della rete, dei dati, dei social, della condivisione; c’è poi la stragrande maggioranza delle aziende – agricole e alimentari – che di internet ha solo sentito parlare e quando va bene lo usa per guardare le previsioni meteo o mandare un’email.

Si parla e si legge tanto, tantissimo, forse troppo di droni, satelliti, big data, sensori, start up, food tech, food revolution. Non passa un giorno senza che esca una notizia sul mondo agroalimentare pronto a varcare le soglie della rivoluzione digitale per produrre di più e meglio, utilizzando in maniera intelligente le scarse risorse a disposizione e coinvolgendo i consumatori in nuovi processi virtuosi. L’interesse è forte, come dimostra solo l’ultimo esempio in ordine di tempo: la Social Media Week di Milano dedicata diversi approfondimenti al comparto.

Ma quante persone sono realmente coinvolte? Non sarà una rivoluzione elitaria, almeno nel nostro Paese? E cosa manca, se manca, per fare davvero il salto?

A parte la creatività di tanti giovani startupper e la buona volontà di alcune aziende, in Italia sembrano scricchiolare proprio le basi. L’ultimo rapporto della Commissione europea sul Digital economy and society index ci relega nelle retrovie, davanti solo a Grecia, Bulgaria e Romania, per quanto riguarda lo sviluppo dell’economia digitale. Rispetto allo scorso anno siamo peggiorati.

L’analisi si basa su 30 indicatori, suddivisi a loro volta in 5 categorie: connettività, competenze, propensione all’uso delle tecnologie, integrazione nel business, digitalizzazione dei servizi pubblici.

Ecco alcuni dati:

  • la banda larga ad alta velocità è diffusa tra il 44% della popolazione (75% media Ue), quella ultraveloce tra il 5,3%
  • in linea con l’Europa la banda larga mobile al 75%
  • appena il 43% degli italiani possiede competenze digitali di base (45% in Ue)
  • il 63% degli italiani usa internet (76% in Ue)
  • solo il 39% degli italiani acquista su internet (65% in Ue)
  • appena il 6,5% delle piccole e medie imprese vende online (16% in Ue)

E nel settore food cosa succede? (Dati Istat-Fondazione Ugo Bordoni e Osservatorio Internet Permanente CNR)

  • l’informatizzazione coinvolge solo il 3,8% delle aziende agricole (che però realizzano 1/3 della produzione italiana)
  • la maggior parte delle aziende agricole informatizzate si trova in Lombardia, Emilia Romagna, Piemonte e Veneto
  • solo il 5% delle imprese agroalimentari è presente in rete con il dominio it (la maggiorparte nel Nord e in Toscana)

Dati abbastanza sconfortanti che ci restituiscono la fotografia di un Paese spaccato in 2, sia dal punto di vista geografico che imprenditoriale. Speriamo che il tanto annunciato piano nazionale per il digitale possa portare ad un cambiamento. Il treno dell’innovazione sta passando: non possiamo permetterci di perderlo o di lasciare le carrozze occupate a metà.

 

 

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