L’abuso di antibiotici uccide. E provoca inquinamento.

Mai come in questi giorni si sente parlare tanto di antibiotici.

Meno di una settimana fa l’allarme per la nascita del super batterio resistente , mentre ieri sera Report ha dedicato una puntata all’apocalisse antibiotica, paventando lo spettro di una pandemia che rischia di mietere più vittime del cancro (10 milioni di persone, secondo un rapporto commissionato dal governo britannico, entro il 2050).

L’argomento è in effetti molto delicato e va ben al di là del consueto cortocircuito mediatico che tra una manciata di giorni si esaurirà lasciando il posto a qualche altra nuova “emergenza”.

Anche perché ci riguarda molto da vicino.

Secondo un recente studio europeo realizzato dalle tre agenzie che si occupano di farmaci, infezioni e sicurezza alimentare, l’Italia sarebbe il primo Paese per utilizzo di antibiotici in allevamento e si posizionerebbe ben al di sopra della media comunitaria per consumo di antibiotici tra la popolazione.  Un’abbuffata di medicine  che non si limita ad essere inutile: è dannosa. Basti pensare che ogni anno in Europa vengono registrate 4 milioni di infezioni da antibiotico resistenza, con circa 37.000 decessi e costi stimati in 1,5 miliardi di euro .

Al di là delle nostre cattive abitudini – c’è chi prende allegramente gli antibiotici anche per curare una semplice influenza – l’imputato numero uno sembra essere l’allevamento (il 70% di questi farmaci, in Europa, viene assorbito dalla zootecnia), anche perché chi mangia la carne è esposto a piccole dosi di antibiotici con cui è stato trattato l’animale.

La lotta contro la resistenza agli antibiotici deve quindi iniziare nelle aziende agricole e in particolare occorre:

  • vietare l’uso puramente preventivo di antibiotici
  • limitare il trattamento di massa a casi veramente particolari
  • vietare l’uso di antibiotici veterinari di fondamentale importanza per la medicina umana
  • fermare vendita online di antibiotici, vaccini e prodotti psicotropi
  • vietare l’uso di antibiotici per favorire le prestazioni o la crescita degli animali

C’è poi un altro aspetto da considerare. Può far sorridere, ma anche qui si tratta della salute. Non nostra, ma del pianeta.

Antibiotici e inquinamento

Una recente ricerca pubblicata su ScienceMag ha evidenziato infatti come le mucche trattate con un comune antibiotico (tetracicline), producevano l’80% in più di emissioni di metano rispetto a colleghe non trattate, a causa di interferenze all’apparato digerente. Si tratta del primo studio che mette in relazione la produzione di gas serra con l’abuso di medicine.

Insomma: come in ogni cosa, è la dose a fare veleno.

Speriamo che questi allarmi possano contribuire a modificare le nostre cattive abitudine e possano portare ad un miglioramento delle tecniche di allevamento. Perché anche chi mangia la carne non può e non deve sopportare l’idea che gli animali vengano trattati come semplici strumenti di profitto.

 

 

 

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