Quinoa superstar: ma a che prezzo?

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Ultimamente sembra che non sia possibile mangiare sano senza consumare almeno un po’ di quinoa. La quinoa allunga la vita, la quinoa fa bene all’organismo, la quinoa è ricca di proteine, la quinoa ci salverà (vedi post dall’ultimo Cibus).

Da quando la nota conduttrice Usa Oprah Winfrey ha dichiarato pubblicamente di non poter vivere senza è scoppiata la quinoa-mania. La consacrazione è arrivata poi nel 2013, quando la FAO ha istituito l’Anno Internazionale della Quinoa. Da cibo povero dei contadini delle Ande (storicamente è stata coltivata per uso domestico da piccoli agricoltori della Bolivia e del Perù) ad oggetto del desiderio nelle cucine di mezzo mondo (spazio compreso, persino gli astronauti se la sono portata in missione!).

Una storia a lieto fine? Non è detto. Cerchiamo di capire perché piace tanto, quali sono le conseguenze dell’aumento della domanda, chi ci può guadagnare, chi ci può perdere.

Perché piace tanto

Per la salute

Contiene più ferro degli spinaci, più proteine della soia, è corredata da tutti e dieci gli amminoacidi essenziali, è ricca di sali minerali e, non essendo un cereale, è gluten free. E’ quindi adatta per le diete dei vegetariani e dei vegani e degli intolleranti al glutine.

Per gli agricoltori

La pianta è dotata di qualità fuori dal comune anche dal punto di vista agronomico: almeno nella sua terra d’origine, il Sud America (Bolivia e Perù), è in grado di crescere tanto al livello del mare quanto in alta quota (4000 mt), è resistente agli sbalzi termici, non ha bisogno di molta acqua, può essere coltivata su terre povere e molto saline.

Conseguenze dell’aumento della domanda

Le conseguenze sono ovvie: tanto più una cosa è desiderata, tanto più diventa preziosa.

Secondo dati Faostat relativi al 2013, le quotazioni sono passate da 538 dollari/tonnellata nel 2000 a 1.335 dollari/tonnellata nel 2010. La cavalcata dei prezzi è poi proseguita fino al 2014. Nel primo mercato di riferimento, gli Usa, si stimava che le quotazioni della quinoa, nel momento del picco, fossero 5 volte superiori a quelle della soia e 10-15 volte superiori a quelle del frumento. Indicativamente il prezzo si aggirava intorno ai 6-7 dollari per kg.

Poi qualcosa è cambiato. Il piatto ghiotto ha fatto gola agli agricoltori di mezzo mondo e oggi la pianta si coltiva – con più o meno successo – in 50 Paesi. Al crescere dell’offerta sono scese le quotazioni: tra settembre 2014 e agosto 2015 il prezzo si è ridotto di circa il 40%.

Chi ci guadagna?

Ovviamente  le aziende alimentari che sfruttano la quinoa-mania e rinfoltiscono la loro gamma di prodotti salutari e pseudo nutraceutici.

C’è poi il discorso agricoltori: con i prezzi di mais e grano sotto terra, la quinoa può rappresentare un’interessante fonte di integrazione del reddito e di diversificazione colturale. Ma è più facile a dirsi che a farsi.

In Italia ci sono stati diversi tentativi di coltivazione della quinoa.

A livello di ricerca si è partiti nel 2005/6 con il progetto Coalta focalizzato sullo studio della quinoa, dell’amaranto e della stevia come alternative al tabacco in Campania e Puglia.

E’ stata poi la volta dello Swupmed, progetto europeo datato 2008, che ha permesso di selezionare varietà di quinoa adatte al clima mediterraneo.

Sempre nel 2008 è partito Quinoa Felix, dedicato agli aspetti agronomici: coltivazione, rese, gestione della pianta, dei parassiti, delle infestanti, necessità irrigue, semina etc.

Progetti simili sono stati realizzati in Toscane (Università di Firenze) e Lombardia (Università Cattolica), con sperimentazioni in campo per valutare le varietà migliori per l’Italia, le zone di coltivazione più adatte e le tecniche agronomiche da seguire.

Nel frattempo è anche sorta un’azienda agricola italiana che produce e commercializza la pianta: si chiama Quinoa Italia e opera in provincia di Ancona, su una superficie di 100 ettari.

I risultati sono per ora incoraggianti, ma preliminari. E’ ancora presto per dire se la quinoa ripagherà gli agricoltori di tutte le aspettative.

Chi ci perde?

Con i prezzi alle stelle (fino al 2014-15): i critici hanno sostenuto che i veri “proprietari” della quinoa, i coltivatori andini, ci abbiano rimesso. La globabilizzazione li avrebbe usurpati dell’alimento che è stato da sempre alla base della loro dieta (come può essere per noi il pane o la pasta), diventato improvvisamente troppo caro. I più prudenti parlano invece di evoluzione: alcuni agricoltori preferirebbero vendere il prodotto e occidentalizzare/variare la loro dieta.

Con i prezzi in caduta libera (dal 2015): oggi si sta affrontando il problema opposto. Secondo l’associazione Uk Fairtrade Foundation, attualmente la quinoa viaggerebbe intorno ai 2 euro/kg. Per essere remunerativa dovrebbe salire ad almeno 2,6 euro.

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