Obesità: oltre 50% cani e gatti italiani è sovrappeso. Colpa (forse) anche dei geni

Il tuo cane è un po’ rotondetto,  fiuta l’odore di cibo a chilometri di distanza e quando ti siedi a tavola ti fissa con occhi languidi e supplicanti come se non mangiasse da mesi? Il tuo gattino non riesce più a saltare come una volta, poltrisce beato in poltrona e scatta solo quando arriva la pappa?

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Niente di strano. Sei in buona compagnia. Circa la metà degli animali domestici italiani risulta essere infatti over size. Non siamo ancora al livello di noi bipedi (il 60% dei connazionali è fuori forma) ma poco ci manca. A documentare i termini del problema è la ricerca “Il sovrappeso: la malattia del secolo“, realizzata da Hill’s Pet Nutrition Italia e presentata a Milano. Dall’indagine, condotta su un campione di 10 mila animali domestici di cui 7.300 cani e 2.800 gatti, è risultato che circa il 10% dei cani era obeso e quasi il 39% era sovrappeso. Peggiori i risultati felini, con oltre il 13% di obesi e più del 40% di sovrappeso.

Verrebbe da sorridere, se non da storcere il naso – con tutta la gente che muore di fame ci si preoccupa di un gatto cicciotto? – se non fosse che la questione è seria. E lo è per due motivi.

Il primo, ovvio, è legato alla salute dell’animale. Una bestiola particolarmente sovrappeso ha un’aspettativa e una qualità di vita minore. Aumentano i rischi di infarto, diabete, squilibri ormonali, tumori, sterilità, problemi alle articolazioni e alla pelle. Niente di diverso che per l’uomo. Sappiamo infatti benissimo che la nostra prima medicina è l’alimentazione e che oggi nel mondo l’eccesso di cibo (con tutte le patologie che comporta) uccide più della sua assenza.

Ed arriviamo al secondo motivo per il quale lo studio dell’obesità animale è importantissimo. Tanto importante che è stato al centro di una ricerca condotta da ricercatori della University of Cambridge e pubblicata sulla prestigiosa rivista Cell Metabolism.

L’indagine è partita da una semplice osservazione: alcuni cani sono particolarmente golosi, morbosamente attratti dal cibo. Chiunque ha o ha avuto la gioia di possedere un Labrador lo sa: a parte casi più unici che rari, questi cuccioloni – docili, dolcissimi, pazienti, amichevoli, ubbidienti – sono quasi sempre famelici. Perché?

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Dietro questa fame insaziabile sembrerebbe esserci una mutazione genetica. Gli scienziati, studiando un campione di 130 Labrador, hanno infatti scoperto che il 23% degli esemplari risultava essere portatore di almeno una forma mutata di un gene, il POMC, che codifica le proteine che aiutano a saziarsi. Per ogni copia del gene mutato il cane pesa circa 2 kg in più di un “collega” che non presenta tale mutazione. Il difetto genetico, ipotizzano i ricercatori, potrebbe essere stato causato dall’uomo: poiché durante l’addestramento si utilizza spesso il cibo come ricompensa, è probabile che siano stati selezionati cani più “sensibili” alla fame e quindi più motivati sul lavoro. Se ciò fosse vero, sarebbe possibile tentare il processo inverso.

Un po’ più complicate le analisi e le ricadute sull’uomo. Per certo si sa però che il gene della fame incide gioca un ruolo fondamentale anche sulla nostra salute: i bambini con funzionalità compromessa del POMC sono infatti, come i cuccioli di cane, costantemente affamati e tendenti all’obesità anche in tenerissima età.

Lo studio apre dunque nuove possibilità di ricerca per la cura della “malattia del secolo” bipede e quadrupede.

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